
“Tangenpoli è archiviata ma la corruzione in Italia è segnalata in netto aumento. Quella diffusa, spicciola, così come quella estesa a livello di sistema nei vari apparati statali e nella politica. Oltre all’inflazione percepita e alla paura percepita anche questo indice - codificato però -è virato al brutto tra gli ultimi mesi del 2007 e i primi del 2008. La rincorsa della corruzione ci ha fatto precipitare a un punteggio di 4,8 su una scala da 1 a 10, nella quale 10 è la Danimarca e 1 è la Somalia, uno stato fallito, in disfacimento. (…) Nella graduatoria mondiale siamo di nuovo scivolati al 55° posto, al pari di uno dei maggiori paradisi fiscali come le isole Seychelles. Mentre nel 2007 eravamo faticosamente arrivati al 41° posto, ora siamo tornati in compagnia di paesi come il Botswana (5,8 punti), l’Uruguay (6,9 punti) e la Slovenia (6,7 punti). A stilare questa classifica sul grado di corruzione che secondo i cittadini regna nell’amministrazione pubblica e nella politica è Transparency International, organizzazione internazionale indipendente che ogni anno stila il suo rapporto mondiale.(…)” Da l’Unità .it del 25.09.08 “(…) mentre il Senato, all’opposto, blocca la richiesta di arresti per il pidiellino Nicola Di Girolamo, ecco che si materializza il lodo Consolo, presentato per tempo l’8 maggio 2008, ma rimasto tra le proposte da valutare in commissione. All’improvviso esplode l’urgenza. Con una legge che mette sullo stesso piano chi è ministro e ha commesso un reato nell’ambito delle sue funzioni, e quindi, in base all’articolo 96 della Costituzione, gode di una parziale tutela in quanto spetta alla Camera o al Senato dare il via libera all’indagine, con chi invece è pur sempre ministro, ma ha commesso un delitto nelle vesti di normale cittadino. Consolo pretende che il tribunale dei ministri trasmetta il fascicolo “con relazione motivata al procuratore della Repubblica per l’immediata rimessione al presidente della Camera competente”. Una surrettizia autorizzazione che verrebbe garantita a un comune cittadino giudicabile per un reato commesso in coincidenza con la funzione di ministro, ma al di fuori del suo lavoro di membro del governo. Un’indebita protezione ad personam, una sorta di invito a delinquere, perché tanto le Camere, come la storia cinquantennale dell’autorizzazione a procedere dimostra ampiamente, sono sempre pronte a negare ai giudici la possibilità di indagare. (…)” da La Repubblica.it del 25.09.08
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