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November 30th, 2007
nahual di anna
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Al villaggio di S. Isidoro la vita è brutta e brutta è la povertà, bella la rabbia.
La rabbia unisce piĂą del sangue. Per questo Anna non se ne è andata. E’ tornata al paese bambina, adesso è donna. Triste e felice come le donne giovani. Lavora la terra che non è piĂą sua. Raccoglie il mais che deve ragalare ad un Paul o Jhon o Thomas, un nordamericano. Il diritto a rubare gliel’ha regalato l’esercito, il governo. Il giovedì Anna è piĂą felice che triste. Va al villaggio, sulla corriera conosce tutti. Tutti gli altri poveri. La rabbia li unisce come il sangue.

Tutti vanno a vendere qualcosa che non è il mais: stoffe, oggetti, fiori. Anna vende i funghi che ha raccolto alzandosi prima del sole per sei giorni. Sulla corriera, fra tutte le facce conosciute c’è una schiena nuova. Mantello, cappello, non si fa vedere. Anna lo annusa: sa di zucchero e sabbia fredda. Chi è? Perchè non mostra la faccia? Tutti i giovedì viaggia con Anna la paura. L’esercito fa brutti scherzi. Certe volte si, certe volte no. Questa volta si. I poveri non contano niente. Quando lavorano sono come le bestie.

Quando non lavorano, meno. Se i poveri sono belli come Anna è più bella anche la crudeltà. Potessero le strapperebbero i capelli e gli occhi, troppo preziosi per una che non è niente. Non hanno tempo, la buttano a terra, gettano via la sua cesta di funghi. Ma qualcuno non è sceso.

Scende adesso. E finalmente mostra la faccia. E’ un gatto gigante, con pugni da uomo, due gambe, un mantello, occhi di vetro verde che fanno paura ed un sorriso nascosto nei baffi. Anna lo riconosce. E’ il suo spirito custode, l’alter ego, l’anima animale del suo coraggio avvilito.

E’ il NAHUAL, divinitĂ  modesta e buonissima che ogni bambino sa di avere. Una difesa contro il male. Anna non si stanca di guardarlo mentre massacra, danzando con la sua grazia felina quattro soldati su quattro…

E’ la prima volta che si fa vedere. “Lo vedono anche gli altri o solo io? Lo vedo perchè sono diventata grande?”

Con una pistola puntata contro la testa del capo i soldati divantano mansueti. Raccolgono il cesto di Anna vuoto. Anna vorrebbe fermarlo il suo angelo custode E’ giĂ  innamorata di lui e per amore si farebbe gatto. Ma il nahual porta via i prigionieri. TornerĂ  se ce ne sarĂ  bisogno. Però ha lasciato un regalo: il cesto è di nuovo pieno di funghi, piĂą grossi, piĂą buoni.

Al mercato Anna racconta la storia della cesta magica. Una cesta che fabbrica funghi. Li vende a metĂ  e poi ancora a metĂ  del prezzo…

Così anche i piĂą poveri possono comprarli appena la cesta si svuota. Eccola, è di nuovo piena. Da una cesta così può incominciare il comunismo. Speriamo che non la scoprano i signori Paul o John o Thomas, i nordamericani. “Sicuramente me la porterebbero via”.

schizzi per nahual di anna

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November 30th, 2007
freud e gli amici de la “rencontre”
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November 29th, 2007
rosario genius
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il recidivo
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November 28th, 2007
il rogito
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Contratto con gli italiani:
1) Abbattimento della pressione fiscale: Secondo i dati dell’ISTAT la pressione fiscale dal 2001 al 2004 è diminuita dello 0,1%, dal 40,7% al 40,6%. 2) Poliziotti di quartiere: sono stati introdotti gradualmente e secondo le stime del Ministero dell’Interno ad agosto 2005 sono arrivati a circa 2200, coprendo circa il 9% della popolazione. Diminuzione dei reati: aumentati nel corso della legislatura; nei primi 2 anni, dal 2001 al 2003, del 6,7% annuale e dal 2003 al 2004 le denunce di reato sono aumentate del 3,7%. 3) Innalzamento delle pensioni minime ad almeno 1 milione al mese ovvero 516 Euro. Coloro che hanno effettivamente incassato l’aumento a un milione di lire (516 euro) sono stati 1 milione e 800 mila, circa il 25%. 4) Dimezzamento dell’attuale tasso di disoccupazione con la creazione di un milione e mezzo di nuovi posti di lavoro. Non è stato raggiunto. Secondo l’Eurostat al gennaio 2001 il tasso di disoccupazione era il 9,9% cinque anni dopo, nel 2006 era sceso al 7,1%. 5) Apertura dei cantieri per almeno il 40% degli investimenti previsti dal “Piano decennale per le Grandi Opere”. Considerando unicamente le effettive aperture dei cantieri, i dati del ministero delle Infrastrutture mostravano che a gennaio 2006 si è raggiunto il 21,4% degli investimenti previsti.

A dispetto del suo nome, dal punto di vista giuridico il “Contratto con gli italiani” non costituisce un contratto, in quanto (…) nonostante il preambolo (”si conviene e stipula quanto segue”), l’unica firma è quella di Berlusconi.
Pertanto la dichiarazione: “Nel caso che al termine di questi 5 anni di governo almeno 4 su 5 di questi traguardi non fossero stati raggiunti, Silvio Berlusconi si impegna formalmente a non ripresentare la propria candidatura alle successive elezioni politiche.” non valeva nulla. Gli italiani invece ci hanno creduto.

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November 28th, 2007
bolletta e il principe Pitocco di Tirchieria. Favola per nonni e nipotini
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Un lago, una rocca, un piccolo borgo addossato ad un castello…
Un castello ormai privo dell’antico splendore dove, finita l’epoca delle contese tra principi della regione, il tempo scorreva nella noia dei suoi tre abitanti: il principe Pitocco di Tirchieria, la fantesca Gioconda, candida, buona e di consolidata saggezza e Becco Giallo che, nel castello, si sentiva protetto dal freddo e dalle frecce dei bracconieri.

Un giorno avvenne l’imprevisto. Al principe Pitocco, proprietario del castello ed erede dei famosi principi di Tirchieria, capitò un evento per lui insostenibile: la fantesca Gioconda si era presentata sorridente al suo cospetto tenendo fra le braccia un neonato che, a suo dire, era stato abbandonato fuori del gran portale.

Per il principe Pitocco la sorpresa fu inaspettata e sgradita.

“Non voglio neppure vederlo. E’ certamente opera di un clandestino”. Il principe temeva di doversi accollare un’altra bocca da sfamare, oltre a quelle di Gioconda e Becco Giallo. Mettere mano alla borsa per lui era sempre motivo di grande sofferenza.

Fu grande lo sgomento di Gioconda.

“Non macchierò la mia stirpe di un delitto perciò lo manterrò in vita. Ma non consumi troppo cibo. La mia magnanimitĂ  gli consentirĂ  di sopravvivere”.

“Sia condotto nella torre e riposto tra i pupi del presepio. ColĂ  non sarĂ  solo, ma che non appaia mai piĂą al mio cospetto”

Grandi furono la disperazione dell’infante e la rabbia di Gioconda. Becco giallo, pervaso da grande tenerezza, capì che non lo avrebbe mai abbandonato.

Gioconda percorse con affanno la ripida scala che conduceva alla torre mentre il piccolo innocente, atterrito per la pessima accoglienza, lanciava urla disperate.

Becco Giallo svolazzava perplesso.

Il bimbo fu depositato tra i pupi del presepio.

Sorpresi, tutti lo accolsero come un figlio.

“Ti chiameremo Bolletta” Disse il calzolaio, da sempre impegnato a risuolare la stessa scarpa.
Trascorsero gli anni finché il principe Pitocco, controllando i denari destinati alla cucina, si rese conto che la quantità di cibo destinata a Bolletta era diventata troppo costosa e salì nella torre per capire cosa mai fosse accaduto.

Vide la mole di Bolletta decise di adibirlo a qualche bisogna. Lo aveva mantenuto a lungo senza trarne alcun vantaggio.
Tutti erano preoccupati per la decisione che avrebbe preso il principe Pitocco.

“Vada a vivere nella serra. Ci sono vasi con piante preziose da sostenere e verdure sufficienti per sfamarlo”.

Nella serra Bolletta non trovò la sua felicitĂ . Si annoiava e si sentiva solo. “Non posso restare qui a lungo. Dovrò andarmene”.
Così abbandonò la serra e si avviò verso il borgo sperando di trovarvi maggiore fortuna.

Gli uomini del borgo, allorché lo videro così malconcio – indossava ancora gli abiti donati dai pupi del presepio - lo scambiarono per un selvaggio e presero a dileggiarlo.

Bolletta s’innervosì molto e ritornò al castello.

Bolletta, sempre accompagnato da Becco Giallo, si presentò al principe Pitocco e gli disse: “Voglio tornare nella torre. LĂ  gli amici del presepio mi accoglieranno con sincera umanitĂ ”

“Te ne do il permesso” rispose sorpreso e perplesso il principe Pitocco, e si chiese perchĂ© lui stesso non avesse condiviso la generositĂ  dei pupi verso Bolletta.

I pupi del presepio lo accolsero, infatti, nuovamente con gioia ed affetto.

Fu così che il principe comprese i propri errori e si pentì.

Il cuore del principe Pitocco s’intenerì. Fece chiamare Bolletta e lo accolse a braccia aperte dicendo: “Vieni, hai dimostrato grande pazienza ed onestĂ  d’intenti. Resta con me, ti nomino mio erede, principe Bolletta di Pitocco di Manostretta”. Così, con grande gioia di Gioconda e Becco Giallo, da quel giorno vissero felici e contenti.

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la penisola dei cretini
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educatori di classe
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cose di casa nostra
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bocconi e bocconcini
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